Il 69 d.C. non descrive soltanto un curioso ed eccentrico accidente dell'epopea dell'antica Roma: né esso si contraddistingue semplicemente per aver segnato, con la morte di Nerone, la fine della dinastia di Cesare e di Augusto. E' piuttosto un anno la cui importanza epocale consta nell'aver trasportato il centro di legittimazione del potere imperiale da Roma alle frontiere; dal senato alle legioni; dalle piazze capitoline agli accampamenti militari; dai fasci littori alle spade. Un anno che certifica, ancora, la prima grande crisi dell'impero, fino a quel momento non estraneo a cambiamenti violenti e improvvisi del principe regnante, ma sempre indirizzati e contenuti nell'ambito di una rigorosa continuità, personificata insieme dalle antiche istituzioni e dal sangue dei successori di Cesare. Il testo ne narra le tumultuose vicende politiche e militari, passando attraverso gli effimeri governi di Galba, Otone e Vitellio, fino alla definitiva affermazione dell'autorità di Vespasiano.