Brossura, ill. colori. Questo saggio costituisce la più celebre sistemazione teorica di uno dei movimenti di maggior rilievo di tutta l'arte contemporanea, il "neoimpressionismo". Esso non è solo una difesa d'ufficio abilmente condotta, o la confutazione di alcuni luoghi comuni riguardanti il talento artistico e la sua presunta insofferenza per ogni forma di disciplina. E' altresì - per usare una metafora di sapore simbolista - un "trittico della luce" i cui pannelli, rispettivamente dedicati a Delacroix, all'impressionismo e al neoimpressionismo, evocano una serie di temi determinanti per il costituirsi della sensibilità comtemporanea nell'ambito delle arti visive. Tali temi sono soprattutto il ciclo delle generazioni, la separazione (spesso drammatica) fra "tradizionalisti" e "innovatori", il complesso rapporto fra artista e mercato, il fiorire di gruppi (gli "ismi"), dotati ciascuno di una precisa identità tecnico-formale. In altre parole, non poche delle realtà e dei miti che emergeranno nelle successive avanguardie. Scritto alla fine del XIX secolo - nè bilancio definitivo, nè manifesto programmatico del neoimpressionismo - questo libro può considerarsi l'ultima grande "scommessa" di Signac, simbolo conclusivo ed emblematico della sua intera vicenda artistica, nonchè di una tendenza dell'arte profetica delle più attuali relazioni fra "arte" e "scienza".