Canova e Modigliani. Personalità che più diverse non si può, così come diversissimo è il mondo che rappresentano.
Eppure tra i due non passa più di un secolo, cent'anni, un soffio nella storia.
Ma furono cent'anni particolari, di cambiamenti mai prima vissuti, cent'anni di sconvolgimenti che, nel bene o nel male, hanno letteralmente stravolto la geografia stessa del mondo.
Anche per questo la mostra di Palazzo Zabarella ha il fascino di una grande, domestica "epopea", un potente, ammaliante racconto per immagini.
Capace di trasmettere, come solo i grandi artisti ed i grandi registi sanno fare, storie, sentimenti, personalità unicamente utilizzando un particolare, uno sguardo, un volto.
Ad essere ritratti non sono re e regine, generali o prelati ma uomini e donne della borghesia, a rimarcare come la Storia sia fatta di tante, apparentemente piccole, storie.
Vengono in mente certi romanzi di Stendhal, Tolstoj, Thomas Mann ma soprattutto di Manzoni e d'Annunzio.
E, non a caso, viene in mente il cinema. Non a caso, perché taluni di questi ritratti costituirono modelli per inquadrature celebri, di Visconti, per fare un nome, il Visconti di Senso, del Gattopardo o di Morte a Venezia.
Questi oli, bellissimi, trasmettono vitalità, gioia, passione, raccontano stati d'animo, incidono personalità. Torna in mente la ricerca del volto dell'anima.
Personaggi noti e sconosciuti, messi in posa o ripresi, tanto per tornare al linguaggio cinematografico, in interni fastosi, in atti e atteggiamenti mondani o introspettivi, da soli o in gruppi familiari. Accoccolati su una panca di legno con accanto tre libri gialli e un cappello verde oppure parte di composizioni dove il paesaggio "vale" le figure che lo popolano.