25 giugno 1876: la clamorosa sconfitta sul Little Bighorn sembra aver concesso a George Armstrong Custer fama imperitura. Ma chi era il generale? Perché ignorò i consigli di tutti? E davvero andò incontro alla morte con il sorriso? In questa breve biografia, che forma un dittico ideale con Cavallo Pazzo, Larry McMurtry ci offre un vivido ritratto di questo paradossale personaggio e si interroga sul significato storico della battaglia. Di fatto, sulle rive del Little Bighorn giunse a compimento la grande narrazione della conquista dell'Ovest. All'accademia militare di West Point, George Armstrong Custer si diplomò trentaquattresimo su trentaquattro, ma con perfetto tempismo. Appena uscito, si trovò catapultato nella guerra civile americana, quattro anni di mattanze che sancirono la sua fortuna. Tuttavia, nonostante la sua partecipazione a numerose battaglie importanti, non sarebbe mai entrato nella storia se il 25 giugno 1876 non avesse dato prova di tremenda arroganza, ignorato tutti gli avvertimenti e condotto al massacro cinque compagnie del 7o Reggimento Cavalleria. A differenza delle poche notizie certe che abbiamo su Cavallo Pazzo, che forse sul Little Bighorn bloccò la ritirata del generale verso nord, la documentazione su Custer è cosí vasta da essersi meritata il nome di «custerologia». Lo stesso Larry McMurtry ci confessa di aver posseduto, a un certo punto, una collezione custerologica di piú di mille reperti. Da questa vasta biblioteca attinge con sapienza per tracciare un ritratto del generale degno di un grande romanziere. Poco empatico ma molto legato alla famiglia e agli animali, odiato dai suoi sottoposti, Custer seppe scegliersi una moglie volitiva, Libbie, che rimasta vedova avrebbe difeso pubblicamente la sua memoria per altri cinquant'anni. Con rapide e vigorose pennellate, McMurtry ci racconta i fatti salienti della vita di Custer e ne ricostruisce il contesto storico, ricordando la contesa delle Black Hills, gli altri generali impegnati nella lotta contro gli indiani, e soprattutto gli indiani stessi, dai capi come Toro Seduto, il cui sogno fu determinante per l'esito della battaglia, agli scout che, pur sapendo di andare incontro a morte certa, non abbandonarono il generale e morirono insieme a lui. La parabola di un uomo troppo sicuro di sé diventa l'occasione per tratteggiare un nuovo, grandioso affresco dell'Ovest in tutti i suoi aspetti, compresi quelli piú ambigui.