Nel grande impero d'oriente, il potere non cade mai per assalto frontale, ma per logoramento interno. Intrighi, fedeltà apparenti, devozioni di facciata e silenzi calcolati disegnano una geografia politica in cui la parola è arma, il simbolo moneta e l'ombra spesso più efficace della luce. Le cronache attribuite all'abate Bastiano da Morvalle ricostruiscono, con tono insieme narrativo e morale, la lenta dissoluzione di un impero che si regge sull'inganno e sulla paura. Attraverso figure memorabili - l'imperatrice Jolanda l'Atimica, il capo dei guardiani, i consiglieri, gli asceti e i cortigiani - il testo mette in scena una riflessione sul potere che travalica il racconto storico per farsi parabola universale. Non siamo di fronte a una semplice allegoria, ma a una cronaca simbolica, in cui ogni personaggio incarna una funzione, ogni luogo un equilibrio instabile, ogni decisione una conseguenza irreversibile. La scrittura, densa e sorvegliata, recupera il passo delle grandi narrazioni morali, dove la storia non serve a rassicurare, ma a ricordare. Un libro che parla di imperi, ma soprattutto di uomini. E che mostra come, quando il potere nasce dal tradimento, sia destinato a soccombere allo stesso veleno che lo ha generato.