Nato a Mosca nel 1821, Fëdor Dostoevskij arriva a Pietroburgo a soli sedici anni, e la città diventa ben presto il principale teatro delle sue opere maggiori, a partire dal suo straordinario esordio, il romanzo epistolare "Povera gente" (1846), e dal «romanzo sentimentale» "Le notti bianche" (1848). Questa sua "Cronaca di Pietroburgo", apparsa sugli «Annali di San Pietroburgo» dall'aprile al giugno del 1847, ci presenta un ritratto a tutto tondo della città «più premeditata e astratta al mondo» (così il narratore nelle "Memorie dal sottosuolo"): dalle sue vie alle piazze, dalle sue manifestazioni agli abitanti con i loro tic culturali, spesso in quello stile ironico e a volte grottesco, molto devoto a Gogol', che ben conoscono i lettori soprattutto delle prime opere di Dostoevskij. In questa "Cronaca", come scrive Elisa Baglioni nella prefazione, «emergono le idiosincrasie e la posizione ideologica dello scrittore, che si sofferma con toni ironici sulla proverbiale indolenza russa e sulle differenze tra il carattere pietroburghese e moscovita, senza risparmiare critiche pungenti, talvolta astiose, al mondo letterario» a lui contemporaneo.