Questo volume pone problemi di primati linguistici, di adeguatezza della critica nel rapporto tra politica e studi, offre allo sguardo fin dai primi testi il mondo terribile e minaccioso che sta alle spalle e davanti agli occhi che compara.. Dalla sua genesi la comparazione si connette con il primato, il potere e la guerra. Le radici e le identità che sono in scena tra mondo semita e mondo indoeuropeo, e quindi tra Francia e Germania nei primi due saggi, sono anche i luoghi genetici dei più terribili massacri della storia umana. Cambiate le condizioni del mondo, decostruiti i popoli-civiltà divenuti in fretta popoli-razza centrati sui destini di governo del mondo degli ariani, dentro quel mondo semita che racchiude una storia di stragi, di eliminazione (ebrei), e di marginalizzazione arrogante legata ad antiche sconfitte (arabi), dopo il bipoloarismo capitalismo/comunismo si delinea una nuova scerna indoeuropea trasformatasi, con il declino delle razza, nell'asse civiltà/religioni. Un nesso che tende a dominare anche la politica e la guerra. Dal primato evoluzionista delle società europee, dal primato filologico di una grande lingua indoeuropea o meridionale, al primato nazista della razza ariana, a una fase di decolonizzazione e di nuove democrazie che tende a ridefinirsi in termini di Occidente e Cristianesimo contro Islam, di nuovo nella forma della guerra. La comparazione e la guerra fanno un binomio inscindibile. Così sottratta ai luoghi della guerra e della discriminazione, la comparazione può ri-tornare utile ai luoghi della scoperta e dello stupore della diversità: l'altro non è mai l'indoeuropeo previsto dalla filologia comparata ottocenteca, è sempre un nesso sorprendente tra un singolo e una storia, un luogo di incontri, ed è intorno allo ' supore della diversità' e al dialogo che ne nasce che si riarticolano i conflitti e le solidarietà della vita quotidiana. La comparatistica antropologica dà oggi la priorità a uno sguardo che sappia farsi nuovo, capace di guardare le minacce di catastrofe legate alla crisi ambientale ed energetica e alla guerra, con nuovi nessi, con possibili vie d'uscita che non stiano in valori già dati, ma in idee di convivenza più aperta. Questi sono anche i luoghi nuovi della politica.