Attraverso il filtro della distanza, Matteo Manzo usa i rituali dei giochi d'infanzia, i ritmi della preghiera e le suggestioni della scienza per riallacciare i fili tra i ricordi, per intrappolarne - trattenerne - gli sprazzi di luce. Quello che ne ricava è un libro notturno, ma che abita la notte, ci sa cantare e ci sta bene. (Marzia Beltrami)