A Giosue Carducci non sfuggiva il rapporto di «unità» che Dante imbastì tra Beatrice e la «cittadinanza» di Firenze. Nella Vita Nova, in un celebre capitolo aperto da una solenne citazione del biblico Geremia delle Lamentationes, Dante confessava di avere scritto in latino una lettera a coloro che governavano Firenze per spiegare come la morte di Beatrice avesse diminuito la «dignità» della loro «cittade». La scomparsa della donna costituiva un «pubblico danno», non più soltanto un dramma personale. Per merito di Beatrice, la poesia di Dante assumeva uno statuto profetico, perché annunciava una figura miracolosa, che conferiva significato alla storia degli uomini. Beatrice, a sua volta, avrebbe investito il suo poeta del compito di proclamare la verità «in prò del mondo che mal vive». Nella Commedia, la donna dovrà condurre il poeta a una città che Virgilio non avrebbe mai potuto raggiungere con le sole sue forze e che soltanto lei poteva illuminare nel suo senso ultimo e vero. Questo libro propone la lettura di un simile percorso, mostrando come Beatrice incarni l'esclusiva possibilità, per Dante e per i suoi lettori, di approdare a una più alta «cittadinanza», e come, nella luce abbacinante della «candida rosa», ella continui a risplendere con il carattere profetico e il giovanile fulgore dei giorni radiosi della Vita Nova.