Cartonato olandese, 48 tav. col., 8 ill. b/n. L'Arte Povera emerge nell'Italia di fine anni sessanta e riflette il clima di contestazione politica di quel periodo, il rifiuto della società dei consumi e del profitto. I suoi artisti - Pistoletto, Fabro, Penone, Merz, Boetti, Paolini, Anselmo, Kounellis, Zorio - hanno tuttavia radicato il loro lavoro in un pensiero plastico capace di far esistere l'opera al di fuori di tutti i discorsi teorici o rivoluzionari. Puntando su un gesto creativo che riunisce allo stesso tempo l'atto concreto e la speculazione intellettuale, l'Arte Povera obbliga l'artista a una strategia di bilanciamento tra la materia dell'oggetto e i segni di ordine concettuale. Lo statuto eminentemente fisico dell'opera si traduce in una presa d'atto del rapporto con lo spettatore. Lo sguardo come condizionamento dell'hic et nunc incarnato nell'opera è allo stesso tempo associato all'elementarietà del dispositivo. L'opera è composta da materie primarie riunite in montages semplici e diretti, che propongono incastri di materiali piuttosto che assemblaggi sofisticati, rendendo percepibili le resistenze tensionali, la circolazione d'energia, la transizione delle forze presenti nell'oggetto.
Oggi, avendo ricevuto grandi riconoscimenti internazionali, l'Arte Povera ci appare come l'ultimo grande movimento dell'arte di avanguardia del XX secolo.