Cartonato con sovraccoperta, 168 ill. colori e 49 b/n. Un importante libro dedicato ad Alberto Burri (1915-1995), uno dei massimi protagonisti dell’arte del XX secolo, pubblicato in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello in occasione della retrospettiva milanese dedicata al maestro.
Curato da Maurizio Calvesi e Chiara Sarteanesi, il volume presenta l’artista e l’uomo che ha influenzato la cultura del nostro secolo con opere storiche e opere inedite. I capolavori, presenti nella pubblicazione, non si limitano alle più note creazioni degli anni cinquanta, ma testimoniano l’intero svolgimento, nei decenni successivi, dell’opera di Burri e della sua capacità di rinnovamento. Si parte dalla prima attività del pittore: i catrami, le muffe, i gobbi, i sacchi, i legni e i ferri e le combustioni. Questi lavori costituiscono la premessa storica alle creazioni degli ultimi vent’anni dell’artista: i primi Cellotex, che risalgono agli anni 70, sono dipinti interamente, quelli successivi lasciano invece intravedere il supporto che diventa parte integrante dell’opera con il colore stesso del materiale, che contribuisce in maniera determinante alla composizione pittorica. I cicli Architetture con cactus e Neri, opere di notevoli dimensioni, determinano la nascita del “ciclo” nel percorso dell’artista: un insieme di opere inscindibili che danno luogo a un’opera nuova, monumentale, articolata come una sinfonia in più tempi. I Cicli seguenti, della metà degli anni novanta presentano inserti di oro in foglia che risplendono nelle superfici in nero opaco, come nella serie del Nero e Oro del 1993, e, nella serie Cretto Nero e Oro del 1994. evidenziano le crepe scabre dei cretti, A Burri si deve l’apertura radicalmente innovativa a livello internazionale verso l’impiego di materiali extrapittorici la cui influenza ha caratterizzato l’arte fino ai nostri giorni. Il pittore non ha privilegiato nessun materiale rispetto ad altri: le caratteristiche del quadro non dipendono dalle qualità del materiale usato, ma sono da individuare nella forma e nello spazio. Anche il colore è importante per Burri che predilige i colori puri a quelli più naturalistici; il nero, definito dalla critica storiografica “non colore”, è principe in molte delle sue opere. L’artista lavora sui contrasti che può ottenere indifferentemente con i colori dei materiali che impiega o con opportune variazioni di superficie.
La pubblicazione indaga inoltre un aspetto poco conosciuto dell’attività di Burri, quella di scenografo: vengono presentati il bozzetto per Spirituals (1963), spettacolo per il quale progetta scene e costumi, prima presenza dell’artista a Milano al Teatro alla Scala, quello per il balletto November steps (1972), prestato dal Teatro dell’opera di Roma, i bozzetti del 1975 per il Tristano e Isotta di Wagner e la relativa documentazione fotografica della realizzazione degli spettacoli. Viene inoltre documentata parte della produzione serial