07/10/2008
Di conterraneo
5 stelle su 5
Vorrei segnalare a tutti lettori di libri di storia, questo volume di recente pubblicazione, che ha risvegliato in me antichi ricordi di una storia letta e mai più dimenticata ai tempi della scuola media (ahimé, molti anni fa). È la vicenda del Capitano/Rettore di Famagosta Marcantonio Bragadin e della sua orribile fine per mano dei Turchi. La segnalo ai frequentatori dei catologhi on line. In tempi di progressivo indebolimento della coscienza nazionale (che non è affatto da confondersi col nazionalismo) e di caduta di modelli educativi positivi, una simile vicenda sarebbe da riproporsi alle giovani generazioni. Riporto la quarta di copertina:
“Una guarnigione di seimila uomini asserragliata dentro la città di Famagosta, resiste per dieci mesi all’assedio di centomila Turchi. Nonostante la schiacciante superiorità numerica, convinto di essere soccorso in tempo, il comandante della fortezza, il veneziano Marcantonio Bragadin rifiuta sdegnosamente ogni trattativa e porta avanti la lotta sino all’estremo limite. Logorato da mesi di bombardamento, senza più viveri e munizioni e dopo ben sei assalti nemici respinti, il presidio italiano, ridotto a poche centinaia di larve rannicchiate tra le macerie, si arrende. Ottenute onorevoli condizioni, il Bragadin accetta la capitolazione; l’atto è steso sopra una pergamena bollata d’oro. È il 2 Agosto 1571. Tre giorni dopo il comandante veneziano, seguito da una schiera di ufficiali e soldati, si reca nell’accampamento turco per consegnare le chiavi della città a Lala Mustafà, capo dell’esercito ottomano. Ricevutili nelle forme della più squisita cavalleria militare, il Pascià muta improvvisamente viso e tono e, presa a pretesto una oscura questione di prigionieri non restituiti, comincia a insolentire il veneziano. La verità si fa ben presto chiara: si violano i patti. I cuori si gelano. È la strage. Tutti gli Italiani vengono legati e subito decapitati; le loro teste ammucchiate davanti alla tenda del Pascià. La soldatesca t