Sport popolare e amato dagli italiani come nessun altro, il calcio sin dagli inizi si è intrecciato con la cultura, la politica, la società, in una parola con la Storia italiana, tra delusioni e trionfi, eroi popolari e truffatori, miserie e meraviglie. Uomini, partite, tornei, risultati, personaggi, storie: Alfio Caruso, in quest’opera tanto documentata e completa quanto appassionata e scorrevole, ripercorre il secolo del calcio italiano. Dagli albori ai successi mondiali del 1934 e del 1938, che precedono il disastro della Seconda guerra mondiale e l’onta delle leggi razziali, fino agli anni più recenti, quelli del calcio televisivo e dei giocatori star, delle vittorie del 2006 e del 2021 – alternati alle cocenti delusioni delle mancate qualificazioni ai Campionati del Mondo – passando per il Dopoguerra e per gli anni Settanta e Ottanta, quando il calcio si incrocia con i giochi di potere della P2 e con l’ascesa televisiva e politica di Silvio Berlusconi. La storia della nazionale è sempre stata intrecciata a quella del Paese, e raccontando il calcio Alfio Caruso racconta, con un’angolatura popolare e affascinante, anche un secolo di Storia italiana, e viceversa: perché, come ha detto José Mourinho, «Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio».
Al fischio finale bisogna contenere Pertini. Nando Martellini, garbato e puntiglioso telecronista di mille delusioni e di qualche disastro, può finalmente urlare al microfono della Rai: «Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo». Le mani di Zoff attorno alla coppa diventeranno il francobollo evocativo effigiato da Renato Guttuso. C’inebriamo di un titolo inatteso: pare una ricompensa per il passato e una promessa per il futuro. A parte i vecchi, i malati e i neonati, nella Penisola non uno trascorre la notte a casa. Dopo tanto sangue e tanto odio ci sentiamo tutti fratelli.
«Leggere Un secolo azzurro permette il continuo rinnovo di una passione collettiva che, attraverso i nomi di campioni e il ricordo di formazioni leggendarie, costruisce anno dopo anno una sua epica». Il Giornale