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Nel maggio del 1968, Pier Paolo Pasolini concepisce la sceneggiatura di un film che – per vicende personali e difficoltà produttive – non vedrà però mai la luce. L’idea poetica di fondo, e la sua novità, consiste nel situare l’intera vicenda di san Paolo nel mondo contemporaneo, dall’Europa nazista all’America degli anni Sessanta, in un gioco di trasposizioni grazie al quale Gerusalemme diventa Roma, il Palazzo del Gran Sacerdote è il Vaticano, i viaggi per nave nel mar Mediterraneo si tramutano in traversate atlantiche, e il cristianesimo delle origini, contrapposto alla legge dell’Impero, diviene il corrispettivo della Resistenza.
Riletto a cinquant’anni di distanza, il progetto di Pasolini ancora sorprende per il suo fervore visionario e la forza con cui l’autore sottolinea non solo la contemporaneità della vicenda paolina, ma anche il suo carattere rivoluzionario capace di demolire «con la semplice forza del suo messaggio religioso, un tipo di società fondato sulla violenza di classe, l’imperialismo e soprattutto lo schiavismo».


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