Durante una piovosa notte in una zona collinare di Torino, l’ispettore Maria Diletti viene convocata sul luogo di una frana che ha coinvolto un cimitero. Alcune bare sono precipitate e una di esse mostra un corpo sorprendentemente integro: si tratta di una bambina con una strana ferita al collo.
Le analisi medico-legali rivelano qualcosa di sconvolgente: quel cadavere è di Cecilia Donadio, morta ufficialmente trentasei anni prima in un rogo durante la festa scolastica nella discoteca “Due di Picche” dove morirono bruciate tredici bambine.
Il riconoscimento del corpo trascina Maria in un viaggio nel suo passato. Da bambina, conosceva molto bene Cecilia, frequentavano la stessa classe. Riemerge la grande amicizia avuta con Ludmilla, una bambina speciale ed emarginata da tutti, considerata “strega” per il suo comportamento eccentrico e per le regole severe dettate dal nonno. Ludmilla era assente il giorno dell’incendio e scomparve subito dopo, lasciando Maria con un addio freddo e senza spiegazioni. Maria non l’ha più vista da allora.
Le indagini si complicano quando emergono le contraddizioni dell’autopsia originaria: il referto fu firmato da un medico inesistente, mentre il vero responsabile, il professor Lamberti, scomparve in Romania e fu dichiarato morto solo anni dopo. Si scopre inoltre che la morte di Cecilia fu archiviata come un incidente provocato da un lampadario, non bruciata dal fuoco, mentre l’autopsia odierna dimostra che fu uccisa da un morso umano – o meglio, un morso compatibile con la dentatura di un bambino.
La comparsa improvvisa in commissariato del padre di Cecilia, Giovanni Donadio, e una misteriosa lettera anonima, che parla di “creature dal temperamento sanguigno”, seminano altri dubbi: qualcuno sa cosa è successo davvero. Donadio racconta che, durante la festa, una bambina non invitata – presumibilmente Ludmilla – fu maltrattata dagli adulti presenti e scacciata con violenza. Poco dopo, il locale esplose. Sua moglie Elvira, colpita dal trauma e dal parto improvviso, non si è mai più ripresa: vive da decenni in stato catatonico e ripete una sola parola: bestia.
Maria, insieme al vice e suo compagno di vita Andrea Pancaldi, al medico legale Marino Piano e al commissario e amico d’infanzia Adelmo Celeste, riapre le indagini e inizia a collegare i punti. Intanto, un misterioso personaggio femminile compare e scompare nella vita di Maria, seguendola ma senza mai avvicinarsi. Poco dopo, il portinaio della casa dove vive la famiglia Donadio, viene ritrovato decapitato a morsi. Marino stabilisce che si tratta della stessa “firma” dell’omicidio di Cecilia. Un assassino dotato di forza sovrumana, o qualcosa di ben più antico e feroce, è tornato a colpire.
Una serie di telefonate minatorie, che si scopre giungono dalla Romania, spostano l’indagine da Torino a Costanza.