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I fatti eccellenti della più che centenaria storia della mafia rivissuti e analizzati da due protagonisti della lotta ai poteri criminali. Corrado Stajano, "Corriere della Sera"
Per smontare i luoghi comuni che resistono nonostante le grandi tragedie nazionali, probabilmente sarebbe stato difficile trovare un titolo più semplice e più definitivo. Attilio Bolzoni, "la Repubblica"
Ci si può stupire se un mafioso chiede il pizzo a un negoziante? Se ricatta? Se uccide? È un mafioso, che cosa vuoi che faccia? Alla fine le mosse di un mafioso le puoi prevedere. È la gran parte 'sana' della società a essere imprevedibile e a fingere. Finge di non sapere, finge di non capire, finge di non potere, finge che quel che accade non la riguardi. Insomma, finge di essere 'sana'. Finge così tanto che, forse, ci crede veramente. È una 'associazione di finzione mafiosa'. Io non ho paura del mafioso, ho paura del mio vicino che finge di essere come me. PIF(Pierfrancesco Diliberto)
La mafia è storia di un intreccio osceno di interessi. Lungi dall'essere un nemico invisibile, è da sempre conosciuta anche ai governi del Paese. Talvolta un nemico addirittura tollerato.
Gian Carlo Caselli è stato giudice istruttore a Torino, ha guidato la Procura della Repubblica di Palermo (subito dopo le stragi del 1992), è stato poi procuratore generale e procuratore della Repubblica di Torino. Attualmente è presidente dell'Osservatorio di Coldiretti sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare. Per Laterza ha pubblicato: A un cittadino che non crede nella giustizia (con L. Pepino); Vent'anni contro. Dall'eredità di Falcone e Borsellino alla trattativa (con A. Ingroia); La verità sul processo Andreotti (con G. Lo Forte); Lo Stato illegale. Mafia e politica da Portella della Ginestra a oggi (con G. Lo Forte).
Guido Lo Forte è stato pubblico ministero a Palermo, prima come sostituto e poi come procuratore aggiunto, e a Messina, come procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale. Con la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha curato, tra l'altro, i processi Andreotti, Dell'Utri e Carnevale nella fase delle indagini e del dibattimento di primo grado.


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