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Non fu Dante a dare ordinamento alla propria produzione poetica, che copre un arco creativo di circa un ventennio (1283-1302). Le Rime, di datazione spesso incerta, non presentano dunque le caratteristiche di un organico canzoniere, ma danno conto nel loro insieme di un ricco itinerario di sperimentazione che comprende, oltre a un gruppo di 25 componimenti esclusi dalla Vita nuova e ai versi giovanili di impronta cavalcantiana, tutte le esperienze successive alla fase dello stilnovismo schematicamente raggruppabili intorno ad alcuni nuclei tematici. Accanto alle liriche amorose per la «donna gentile», probabile allegoria della filosofia, e alle ballate e canzoni dedicate a una certa «pargoletta», in cui riaffiora e si approfondisce la lezione dello Stilnovo, spiccano in particolare le rime «petrose», tese e allucinate nel loro stile aspro e raffinato di derivazione provenzale, in cui Dante tocca vertici di virtuosismo espressivo; la tenzone in sei sonetti con l’amico Forese Donati, che col suo tono burlesco e osceno ricorda le malebolge dell’Inferno; e infine le liriche dottrinali, nelle quali si respira già l’atmosfera spirituale e morale del poema maggiore.


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