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Se un tempo il potere era un'entità visibile, incarnata in monarchi, Stati o istituzioni, oggi si presenta come una forza disincarnata e onnipresente. Non risiede in un palazzo, ma in una rete, in un algoritmo, in un'infrastruttura di dati che attraversa i confini nazionali e invade la sfera privata. È il potere computazionale. È capace di modellare le nostre opinioni, le nostre abitudini e persino la nostra identità. Non si impone con la forza o la legge, ma attraverso la persuasione, la predizione e il controllo. Ci sfida a ridefinire concetti come libertà, giustizia e democrazia perché i dati sono la nuova moneta e gli algoritmi i nuovi legislatori. Non appartiene a un solo attore, ma è frammentato tra le grandi aziende tecnologiche, i governi e gli individui che lo usano per scopi diversi. Come possiamo assicurarci che sia usato per il bene collettivo e non per gli interessi di pochi? Di fronte a un potere così vasto e pervasivo, l'etica della tecnologia non è un semplice accessorio, un'appendice morale da aggiungere a posteriori, ma la condizione necessaria per garantire la coesistenza democratica e la giustizia sociale. Paolo Benanti affronta con grande chiarezza e organicità questi temi scrivendo un libro indispensabile per capire il nuovo, e sempre mutevole, volto del potere.
«Una rivoluzione silenziosa ma profonda sta rimodellando ogni aspetto della nostra esistenza: è la rivoluzione del potere computazionale. Non si tratta di scenari fantascientifici, bensì di una trasformazione quotidiana che pervade le nostre abitudini e altera la trama stessa della vita di tutti i giorni: una trasformazione digitale e computazionale del nostro vivere. Questa metamorfosi è così pervasiva da spingerci non solo a adattare il mondo, ma anche la nostra stessa rappresentazione della realtà, al modo in cui funzionano le tecnologie basate sulla computazione. L'impatto di questa tecnologia è tale che essa non lascia le cose come stanno, bensì cambia, in una maniera nuova e legata al software, la natura degli oggetti, crea nuove forme di agenti, plasma delle abitudini, delle aspettative e delle istituzioni inedite, sovvertendo l'ordine esistente senza necessariamente crearne uno nuovo.»
Paolo Benanti insegna Filosofia morale presso la Luiss Guido Carli ed è docente di Etica della tecnologia presso la Seattle University. È membro dell'High-Level Advisory Body on Artificial Intelligence e presidente della Commissione per lo studio dell'impatto delle AI sull'editoria e il giornalismo. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Digital Age. Teoria del cambio d'epoca. Persona, famiglia e società (San Paolo 2020); Ricordare troppo. Eccessi di memoria da Borges alle neuroscienze (Marietti 2020); La grande invenzione. Il linguaggio come tecnologia dalle pitture rupestri al GPT-3 (San Paolo 2021); Human in the loop. Decisioni umane e intelligenze artificiali (Mondadori Università 2022); Noi e la macchina. Un'etica per l'era digitale (con S. Maffettone, Luiss University Press 2024).


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