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Uno dei capolavori della Germania dell’est. Ha conservato tutta la sua bruciante attualita` pur attraversando trasformazioni storiche colossali.
A Berlino Est una donna vive apparentemente libera e felice. In realta` e` rosa da un male molto “moderno”: l’insensibilita`, cui
si e` condannata per evitare coinvolgimenti emotivi, per proteggersi da affetti e passioni che – lo sappiamo – non sono mai disgiunti da dispiaceri e sofferenze.
«L’amico estraneo e` forse un romanzo per trentenni, non per quarantenni. Questi ultimi si guardano in faccia e impallidiscono. I primi arrossiscono e fanno (forse) qualcosa».
(Un lettore tedesco)
«Nell’Amico estraneo per scuotere il lettore ho utilizzato un “sottotesto” che e`, come in Cechov, un continuum. Quando la protagonista dice “sto bene” si legge “sono infelice, disperata, sto male”. Non sono nichilista, il nichilismo deprime, non attivizza e questo libro non deprime, ha un enorme effetto morale, perche´ con la sua rabbia, la sua sincerita`, da` forza».
(Christoph Hein)


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