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Perché l'accesso a internet dovrebbe essere considerato un diritto fondamentale? Tutti ricordiamo la foto scattata a Tank Man, il ragazzo che il 5 giugno 1989 si parò davanti ai carri armati del Governo cinese divenendo il simbolo della manifestazione degli studenti di Piazza Tienanmen, in Cina. La protesta – che pure è considerata un evento storico importante – non ha cambiato il corso della storia in Cina, né ha dato vita a veri e propri moti rivoluzionari. Il fatto è che, nel 1989, Google, Youtube, Facebook e Twitter non esistevano. Ventuno anni dopo, tutt'altro destino hanno avuto le immagini del gesto di Mohammed Bouazizi, il giovane ambulante tunisino che il 17 dicembre 2010 si è dato fuoco a Sidi Bouzid, in un estremo gesto di protesta contro le condizioni economiche e politiche del suo Paese. Nello spazio di pochi minuti le immagini sono state pubblicate su Facebook, Twitter e Youtube e sono rimbalzate in tutto il mondo divenendo, di fatto, la miccia di quella che è poi passata alla storia come la 'primavera araba'. Partendo da casi concreti e da episodi di vita vissuta, comprendiamo perché il libero accesso alla Rete sia da considerare un diritto 'fondamentale', e quanto esso possa cambiare la vita di un uomo ma anche il corso della storia politica, culturale ed economica di un Paese. Una parola-chiave per ogni capitolo: spazio, diritti, accesso, cultura, uguaglianza, privacy, identità, anonimato, oblio, cittadinanza, sicurezza, democrazia. Sullo sfondo, la Dichiarazione dei diritti in Internet approvata dalla Commissione per i diritti e doveri relativi a Internet che, con la guida esperta di Stefano Rodotà, rappresenta a oggi uno degli sforzi più maturi al mondo di selezionare e riempire di contenuto quelli che sono o dovrebbero essere i diritti fondamentali dei cittadini digitali.
Stefano Rodotà è stato uno dei più autorevoli e originali giuristi italiani ed europei, protagonista di importanti battaglie in difesa dei diritti e della Costituzione. È tra gli autori della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Ha insegnato Diritto civile all'Università di Roma La Sapienza, di cui è stato professore emerito. Già presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, ha presieduto il gruppo europeo per la tutela della privacy.
Anna Masera, giornalista, è capo ufficio stampa e responsabile comunicazione della Camera dei Deputati. È stata social mediaeditor e caporedattore de "La Stampa" ed è membro del consiglio di amministrazione del Centro Nexa per Internet & Società al Politecnico di Torino.
Guido Scorza, avvocato, è docente di Diritto dell'informatica presso il master di Informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie dell'Università di Bologna. Giornalista pubblicista, ha pubblicato Meglio se Taci (con A. Gilioli, Baldini&Castoldi 2014).


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