Una persona dalle origini umili scala i palazzi del potere, attraverso un percorso ad ostacoli, fatto di caparbietà, professionalità, impegno fino allo spasimo.
Incontri fortunati ed incontri infelici costellano quella strada accidentata tra politica e magistratura, fino all'inciampo finale che genera un immeritato processo penale, conclusosi con irrevocabile esito vittorioso.
I gravissimi episodi di malapolitica e malagiustizia inducono a ritenere che la mafiosità non sia un fenomeno territoriale e non si esaurisce nelle condotte previste e punite dall'art. 416 bis del Codice penale che i magistrati-eroi combattono quotidianamente, anche con sacrificio personale.
La mafiosità è indistruttibile perché è un sentimento universale: come la prepotenza, l'odio, la vendetta, l'invidia.
Tali sentimenti albergano nell'animo umano, colpiscono in maniera subdola e trasversale, si traducono in comportamenti attuati da chi gestisce il potere legittimo o illegittimo con l'arroganza che deriva dalle connivenze, quando si sa che a subire è colui che non ha mezzi di difesa o è posto nella condizione di non potersi difendere se non a prezzo di angherie peggiori.
Tina Cardone D'Alessio
Nata a Pannarano, in provincia di Benevento, sposata, due figli, ha vissuto tra Benevento, Milano, Roma e Napoli.
Magistrato, è stata vicepresidente della Sezione GIP presso il Tribunale di Napoli, giudice tributario, consulente della Commissione Antimafia, giudice a latere nel processo Pinelli/Calabresi, impegnata nei processi degli Anni di Piombo; Vice Capo Dipartimento agli Affari di Giustizia presso il Ministero della Giustizia.
Negli anni della maturità si è dedicata alla carriera artistica con mostre ed esposizioni in tutta Italia.