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Un padre alle prese con la scomparsa del figlio riesce a esprimere un unico desiderio: quello di ritrovarlo. Sembra un proposito impossibile da realizzare, persino per un intellettuale benestante della Londra degli anni Quaranta come Hilary Wainwright. Miseria e desolazione scandiscono il ritmo di un tempo ostinato e crudele: quello della seconda guerra mondiale. Una disgrazia che non risparmia nessuno, nemmeno il piccolo John, del quale si perdono inspiegabilmente le tracce. Sulla scrivania del suo ufficio, Hilary custodisce una lettera scritta dalla moglie: gli chiede di cercare il loro bambino, una volta finita la guerra. È una promessa che va mantenuta, ma da dove cominciare? Suona il campanello. Dietro la porta un indizio fondamentale: John potrebbe trovarsi in un orfanotrofio nei pressi di Parigi. Hilary sale sul primo treno. Quella che, al suo arrivo, gli si para davanti è una realtà ingiusta, lo specchio di una Francia devastata dall’occupazione nazista. Dei giorni felici rimane soltanto un ricordo sfumato. Ora, Hilary deve fare i conti con il rischio di non riconoscere suo figlio o di non rivelarsi un buon padre. Non demorde, però. Per John dovrà essere in grado di superare ostacoli che pensava insormontabili.
«Il libro preferito» del premio Nobel Annie Ernaux «di cui purtroppo in pochi hanno sentito parlare». Un capolavoro dimenticato finalmente riscoperto. Il bambino perduto è uno dei primi romanzi che, negli anni Cinquanta del Novecento, riescono a parlare di paternità in maniera diversa, moderna e convincente. Ambientato in una Parigi che ricorda le atmosfere dei romanzi di Irène Némirovsky, una storia senza precedenti firmata Marghanita Laski, giornalista e scrittrice inglese che ha contributo a circa duecentocinquantamila Illustrazione di copertina: Riccardo Gola voci dell’Oxford English Dictionary.


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