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Balenata nella mente dell'autore ancora ragazzo e poi rielaborata per oltre un quindicennio, la Gerusalemme liberata è frutto delle inquietudini così come dell'attenta riflessione teorica di Tasso che, scrisse Voltaire, «ha dipinto quel che Omero disegnava». Un poema-mondo in perfetto equilibrio tra spinte unitarie e forze centrifughe, in cui convivono armi "pietose" e "folli" amori, eventi storici e tradizione epica, "verisimile" e "meraviglioso", momenti eroici, slanci spirituali e abbandoni lirici. Al testo del poema, restaurato criticamente sul fondamento della prima stampa ferrarese, è affiancata qui l'Allegoria che Tasso compose per difendere da prevedibili accuse i prodigi e gli episodi "licenziosi" del proprio capolavoro.


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