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«In Diana e la Tuda ho voluto riprendere gli elementi fondamentali del mio teatro: la vita è una tragedia immanente in quanto deve ubbidire a due necessità opposte, quella del movimento e quella della forma... Questa tragedia immanente della vita io ho voluto rendere attraverso la vicenda di due scultori e di una modella, la Tuda.» Così nel 1926 Pirandello presentava la tragedia dedicata a Marta Abba, sua prima interprete. Segnata fin dalla genesi dal rapporto del Maestro con la giovane attrice, Diana e la Tuda reinterpreta e rovescia il mito di Pigmalione: al centro della vicenda c'è l'ossessione di un artista che sta scolpendo una Diana cacciatrice, e la sua folle ricerca della perfezione artistica. Ma il sogno della perfezione, irraggiungibile nella vita come nell'arte, si infrangerà contro un tragico destino...


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