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Narrativa - racconti (22 pagine) - Una statua, dieci persone, mille ferite. I racconti di Cicatrici invitano a riflettere su quanto sia impalpabile la differenza tra la morte reale e la vita di chi resta, se quest'ultima viene affogata da rancori e rimpianti inconfessabili.
Cicatrici è una raccolta di dieci racconti brevi, la cui voce narrante è quella di una statua di un cimitero, sotto ai cui occhi di pietra passano i visitatori: sono persone tristi e oscure, che badano a non farsi vedere dagli altri, perché sono più focalizzati sulla miserabile vita che è loro rimasta da vivere dopo il lutto piuttosto che decisi a onorare i propri defunti.
La statua osserva, ascolta e racconta i gesti e i pensieri dei viventi, facendo comprendere che il dolore da loro provato non è quella sofferenza che ci si può aspettare al ricordo dei compianti: le tombe diventano contenitori di rabbia, rimproveri, rimorsi, sensi di colpa e profondo male di vivere. Il lettore ascolta il rimpianto di un pianista innamorato di una ballerina di lap-dance, le osservazioni spietate di una donna maltrattata dal compagno i pensieri di una signora dai passati desideri incestuosi; sente delirare un medico spaventato, una madre delusa dal figlio, un idiota invischiato e un omicida arrabbiato.
In un’atmosfera sospesa, parole dal ritmo grunge raccontano i gesti e le storie che hanno lasciato indelebili cicatrici nelle anime dei protagonisti e gli aspetti inconfessabili di vite solo apparentemente comuni.
Alice Stocco Donadello è biologa specializzata in Ecologia applicata e molecolare, oltre che moglie e mamma di due bimbi.
Lavora anche come valutatrice e correttrice letteraria per alcune case editrici italiane e ha iniziato a scrivere come ghostwriter, per pubblicare poi racconti e romanzi a suo nome.
La Scienza e i risvolti antropologici suscitati da essa sono il filo conduttore dei suoi scritti; in particolare, il suo romanzo Shenk – La culla della morte, pubblicato con Laura Capone Editore nel 2016, è stato definito “thriller scientifico” e “giallo nostrano con un tocco da sacro” (Gente veneta, 2016).


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