Ivan Bunin nacque a Voronež, città della Russia meridionale. La sua famiglia proveniva da un'antica e nobile casata di proprietari terrieri. Nella primavera del 1889
Bunin seguì suo fratello a Kharkov, dove divenne impiegato del governo e poi assistente redattore di un giornale locale.
Nel 1891 fu pubblicato il primo libro di poesie di Bunin. Alcuni dei suoi articoli, saggi e racconti, pubblicati in precedenza su giornali locali, cominciarono a comparire anche sui periodici di San Pietroburgo.
Negli anni 1894-95 Bunin visitò San Pietroburgo e Mosca dove conobbe Maksim Gorkij, Lev Tolstoj e Anton Cechov. Nel 1897 uscì la sua prima raccolta di racconti Ai confini del mondo e altre storie, seguita un anno dopo da All’aria aperta, il suo secondo libro di versi.
All’inizio del Novecento
Bunin decise dedicarsi alla prosa. I suoi primi racconti sono caratterizzati da un'estrema precisione del linguaggio, dalla delicata descrizione della natura e da un’analisi psicologica dettagliata.
Dopo un periodo passato in lunghi viaggi all’estero, nel 1910
Bunin pubblicò
Il villaggio, uno squallido ritratto della vita di campagna russa, che dipinse come pieno di stupidità, brutalità e violenza.
Nel 1912 uscì il romanzo
Vallesecca sullo stato disastroso delle comunità rurali russa.
Il 1915 vide la pubblicazione di
Il signore di San Francisco, probabilmente uno dei dei racconti più noti di
Bunin. Nel 1916, sopraffatto dal pessimismo,
Bunin smise di scrivere, lamentandosi di quanto si sentisse insignificante come scrittore e di quanto fosse depresso per non essere stato in grado di fare altro che essere inorridito davanti ai milioni di morti causate dalla guerra.
Allo scoppio della Rivoluzione Bunin andò a Odessa per collaborare all’esercito volontario antibolscevico. All’inizio del 1920 con la moglie si imbarcò sull'ultima nave francese a Odessa per Costantinopoli. Dopo brevi soggiorni a Sofia e Belgrado, Bunin si stabilì a Parigi.
In Francia Bunin pubblicò i romanzi L’amore di Mitja (1924) e La vita di Arsaniev (1933), acclamati dalla critica del tempo come dei capolavori. Negli anni '20 e '30 Bunin era considerato il portavoce morale e artistico di una generazione di espatriati che attendevano il crollo del bolscevismo, una figura venerata tra gli scrittori russi viventi, fedele alla tradizione di Tolstoj e Cechov.
Il Premio Nobel del 1933 accrebbe ancora di più la sua fama e lo pose al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica.
Dopo la guerra
Bunin pubblicò la raccolta di racconti
Viali oscuri, seguita dalla scrittura delle sue memorie e di un libro su Anton Cechov, pubblicato postumo nel 1955 con il titolo
A proposito di Cechov.
Ivan
Bunin morì a Parigi alle prime ore dell'8 novembre 1953 e fu sepolto nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois.