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LA QUESTIONE DELLA BELLEZZA
garelli gianluca
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TRAMA
Dalla poesia epica e lirica della Grecia arcaica a Platone, da Kant a Hegel, dal materialismo dialettico a Adorno, le varie forme che la dialettica del bello ha assunto nel corso del pensiero occidentale sembrano disegnare una costellazione che continua a sollecitare chi la contempla, anche in prospettiva non strettamente filosofica. Pensiamo ai gesti provocatori di molta arte contemporanea, o al nostro controverso rapporto con l'idea di "natura"; ma anche a mentalità e ideologie che sembrano oggi pervadere ogni aspetto del mondo globalizzato, costruendo le identità simboliche collettive e insinuandosi negli individui in modo da plasmarne in profondità le menti e i corpi. Senza rinunciare a riflettere sulla bellezza, la filosofia deve ponderare con cautela le definizioni rassicuranti che di essa produce la razionalità strumentale. Pensare l'esperienza del bello in modo dialettico richiede di soffermarsi sulle pieghe e sulle incertezze della tradizione, per riconoscervi l'inquieta coappartenenza di bellezza e libertà.NOTE EDITORE
La bellezza è sia evidente sia ribelle a ogni definizione, ma le diverse forme dalla dialettica del bello continuano a riguardarci. Le diverse configurazioni assunte nella storia dai tentativi di definire l'idea del bello disegnano una costellazione teorica che non smette di sollecitare il pensiero, non solo in ambito filosofico. Ne va, ad esempio, dei paradossi e delle provocazioni dell'arte contemporanea, o del nostro controverso rapporto con l'idea di «natura»; ma, piú in generale, ne va del senso dell'ideologia che sembra pervadere ogni aspetto dell'odierno mondo globalizzato. La ragione globale non si limita infatti a costruire le identità simboliche e collettive, ma si insinua anche nelle personalità individuali, plasmando in profondità le menti e i corpi. Riproporre la venerabile questione della bellezza aiuta cosí a riflettere sull'ambiguo rapporto che la razionalità strumentale intrattiene con la storia e la cultura. Se non intende rinunciare alla propria vocazione, la ricerca filosofica dovrà evitare rese frettolose, abdicando alla pretesa di definizioni del «bello» solo in apparenza up-to-date e rassicuranti. Dovrà quindi imparare a convivere con l'inquietudine e a fissare lo sguardo nelle incertezze, pieghe e contraddizioni della tradizione da cui scaturisce, per riconoscere la costitutiva, rischiosa coappartenenza di bellezza e libertà.AUTORE
Gianluca Garelli (Torino, 1969) ha studiato a Torino, Bologna, Heidelberg e Berlino; è professore associato presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. Si è occupato principalmente di filosofia classica tedesca e della sua ricezione nel pensiero contemporaneo; storia dell'estetica; ermeneutica filosofica; teoria del tragico. Per Einaudi ha curato o contribuito all'edizione di scritti di Peter Szondi (Saggio sul tragico, 1996; Poetica e filosofia della storia, 2001; La poetica di Hegel, 2007), di Hegel (La fenomenologia dello spirito, 2008) e di Kant (Antropologia dal punto di vista pragmatico, 2010). È stato inoltre il curatore dell'edizione italiana della Nuova storia della filosofia occidentale di Sir Anthony Kenny (4 voll., 2012-13).ALTRE INFORMAZIONI
- Condizione: Nuovo
- ISBN: 9788806209933
- Collana: PICCOLA BIBLIOTECA EINAUDI
- Dimensioni: 216 x 20 x 136 mm
- Formato: Brossura
- Pagine Arabe: 180
- Pagine Romane: XVIII