Il nome dell’autore riporta subito alla Parigi dei
poeti maledetti, all’apice della visione romantico-letteraria dell'artista e della sua vita tra fama e successo, ribellione e provocazione, sconsideratezza e autodistruzione.
Il titolo più famoso che porta la firma di Baudelaire è, fuor di ogni dubbio,
I fiori del male: una raccolta delle sue liriche, probabilmente una delle più importanti della
letteratura mondiale, che scardina la poesia nella forma in cui era stata fatta fino a quel momento. La raccolta esce nel 1857, casualmente in contemporanea con un altro grande classico della letteratura,
Madame Bovary, di Gustave Flaubert, con il quale condivide il pregio di aver cambiato le sorti della scrittura europea.
Le poesie sono
accattivanti e indisponenti, riflesso dello stile di vita e dell’io interiore di Baudelaire: angoscia, morte, droghe, natura, salvezza e bellezza del male trovano nel poeta un’espressione raffinatissima e fuori dagli schemi.
L’opera ha una potenza talmente forte da influenzare la produzione letteraria di moltissimi autori a seguire: nomi del panorama letterario come Paul Verlaine, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud e, in Italia, Dino Campana.