Psichiatra e allievo dissidente di Freud, Wilhelm Reich descrive una patologia sociale da lui definita peste emozionale: un'epidemia invisibile, antica quanto la civiltà stessa, che si manifesta nel bisogno inconscio di reprimere, paralizzare o distruggere tutto ciò che è vivo, libero e spontaneo. A differenza delle malattie del corpo, la peste emozionale colpisce le emozioni. Si esprime attraverso tratti psicologici apparentemente legittimi, dietro i quali si cela un nucleo distruttivo di odio. Questo odio si diffonde come un contagio, soprattutto nei contesti sociali in cui è già latente. Nelle sue forme più estreme, la peste emozionale genera personalità carismatiche e devastanti - i "geni del male" - capaci di trascinare con sé masse di "piccoli uomini", repressi e obbedienti.