Caducità, qui presentato nella nuova traduzione di Mario Ajazzi Mancini, è solo apparentemente uno scritto minore di Freud. In realtà è uno dei testi freudiani che con maggiore grazia e profondità annoda i fili della clinica - in questo caso del lutto e della malinconia con quelli della Storia e della sua tragedia - l'incombere del secondo conflitto mondiale e dell'Olocausto -, e della sublimazione, in una struggente riflessione sul potere della creazione artistica, intellettuale e sull'umano operare. Ciò che fa di queste pagine un capolavoro di contemporaneità in cui solo la cristallina scrittura di Freud rende lieve la complessità di un intreccio altrimenti vertiginoso.