La Bibbia è qui interpretata come racconto della liberazione dell'umano da ogni forma di schiavitù, esteriore e interiore. La Parola è vista come dinamica vivente, incarnazione del divino nella storia e nella coscienza, contro ogni idolatria e chiusura religiosa. In particolare il libro annuncia una critica radicale al fondamentalismo sionista contemporaneo come forma tipologicamente deviata di appropriazione della terra e negazione dell'Altro. Grande attenzione è riservata alla dimensione letteraria e narrativa della Parola biblica: la Scrittura è intesa come testo poetico e simbolico, capace di generare sempre nuove interpretazioni e cammini di senso. L'opera si collega a un autore come Raimon Panikkar, che ha visto nell'interculturalità la messa in pratica della pace, che è liberazione dalla violenza.