Pubblicato nel 1920, "Al di là del principio del piacere" segna una svolta decisiva nel pensiero di Sigmund Freud e rappresenta uno dei testi fondamentali della psicoanalisi. Muovendo dall'osservazione clinica dei traumi e da episodi apparentemente insignificanti della vita quotidiana - celebre il gioco del rocchetto del nipote Ernest - Freud mette in discussione l'idea che l'agire umano sia governato esclusivamente dalla ricerca del piacere e introduce una nuova e radicale concezione delle pulsioni. È qui che prende forma il grande dualismo della metapsicologia freudiana: da un lato Eros, forza che tende a conservare, unire e creare la vita; dall'altro la pulsione di morte, che spinge ogni organismo a ritornare allo stato inorganico da cui ha avuto origine. Una teoria destinata a suscitare dibattiti e controversie, ma che ha esercitato un'influenza profonda sulla psicologia, sulla filosofia e sulla cultura del Novecento. Un'opera imprescindibile per comprendere l'evoluzione del pensiero freudiano e una delle riflessioni più audaci mai formulate sulla natura dell'essere umano.