Dite Agli Smarriti Di Cuore. La Buona Novella Del Dio Sconosciuto - Palmarita Guida | E-Book Pdf Edizioni Messaggero Padova 03/2015 - HOEPLI.it


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ARGOMENTO:  EBOOKS > SCIENZE UMANE

palmarita guida - dite agli smarriti di cuore. la buona novella del dio sconosciuto

Dite agli smarriti di cuore. La buona novella del Dio sconosciuto




Formato: PDF
DRM: Digital watermarking
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Dettagli

Genere:E-book PDF
Lingua: Italiano
Pubblicazione: 03/2015





Trama

Un libro rivolto a chi ha smarrito il suo rapporto con Dio e non sa come ritrovarlo, a chi per la sua sete cerca acqua in luoghi sbagliati, a chi si è allontanato dall’istituzione religiosa perché lì non riesce a «connettersi» con Dio… Nella prima parte viene proposta una riflessione sulla situazione attuale dell’evangelizzazione in Italia, sui nodi e sul perché «ancora non ci siamo». La seconda si fa annuncio di quel Dio rivelato da Gesù di Nazaret e che incontriamo nei Vangeli, mentre la terza parte del libro offre un accompagnamento personale a partire da tre «luoghi» abitati da Gesù: la Parola, l’eucarestia, i poveri. AUTORE PALMARITA GUIDA è una consacrata che si dedica al ministero di evangelizzazione ispirandosi al carisma di san Vincenzo de Paoli, con esperienze di evangelizzazione in vari paesi europei. Nel 2007 ha creato la Scuola di evangelizzazione «Tiberiade», nel 2011 ha fondato la Fraternità vincenziana «Tiberiade» (annuncioweb.sitiwebs.com) e si dedica completamente all’evangelizzazione e alla carità sia nella diocesi di Castellaneta, ove risiede, che in altre parti d’Italia. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni.   PRESENTAZIONE Caro amico lettore, hai scelto di acquistare questo libro o ti è stato donato, poco importa. Il fatto è che tu, attraverso queste pagine puoi entrare in contatto con me, possiamo scambiarci desideri e sogni, perplessità e convinzioni, gioie e speranze riguardo alla buona novella di Cristo Gesù, rivelatore di Dio Padre. In questo pezzo di strada che faremo insieme, ti accorgerai che i miei sono pensieri «ad alta voce», maturati nel mio quotidiano, a contatto con la storia e la vita di tanta gente, storie fatte di carne e di cielo. È lì che si nasconde il Mistero. T’invito dunque ad accompagnarmi in questo cammino condividendo la speranza che ci abita. Le mie riflessioni prendono spunto dalla grande «crisi» che stiamo attraversando. L’inghippo non è nell’economia tout court, ma in uno sgretolamento del nocciolo duro su cui si poggia la vita di un uomo, di un popolo, di una nazione: la radice cristiana sorgente di cultura, valori, storia, senso di vita, umanità. Abbiamo da poco celebrato l’Anno della fede e ricordato i cinquant’anni dell’apertura del concilio Vaticano II. Questo mio lavoro, vuole essere un modesto contributo su che cosa può significare, incontrare il Dio di Gesù di Nazaret, nella nostra era postcristiana, annunciarlo vivo e operante in mezzo a noi, nostro contemporaneo e, se è ancora possibile e conveniente «impastare» la nostra vita, il nostro quotidiano, di lui. Non è un lavoro teologico né per addetti ai lavori, ma per la gente comune, per chi si dice credente, ma non è praticante, per chi è battezzato, ma si professa non credente, per chi è in ricerca di Dio, per chi si sente smarrito (ne incontro tanti), per i «praticanti», per gli habitués delle parrocchie, per chi in chiesa non ci va mai, per chi non crede che ci sia bisogno di una «religione» nella vita. L’icona evangelica che mi ha suggerito l’impostazione del libro è Emmaus, che leggerò in filigrana, in particolare il volto e il cuore smarrito dei discepoli che avevano creduto in Gesù e che, invece, la sua morte ha disorientatati, smarriti, e che se ne ritornano alla loro vita di sempre, senza speranze, con tanta delusione dentro. È anche la fotografia un po’ sbiadita ma autentica della nostra attuale situazione culturale, sociale, politica, ecclesiale. Molti di noi camminano stanchi, le spalle abbassate, arrabbiati, delusi, con un dolore sordo dentro il cuore. Lo dico anche dei «credenti», smarriti di fronte ai «fatti» che stanno turbando la coscienza dei figli della chiesa. Di fronte a questo smarrimento la prima domanda che ci facciamo è: ma vale proprio la pena credere ancora in Dio, che sembra essere assente proprio ora che abbiamo bisogno di lui in modo particolare per raddrizzare la barca? Il libro non ha la pretesa di rispondere a questa domanda, ma vuole entrare in questa ricerca di ragioni per vivere e offrire soltanto una piccola luce che rischiari l’orizzonte indicando un percorso interiore personale ma anche ecclesiale, che possa farci uscire dall’impasse. La prima parte del libro è una riflessione a «voce alta» sulla situazione attuale dell’evangelizzazione in Italia, cioè dell’annuncio di Cristo, della situazione della fede, dei nodi e del perché a mio avviso, «ancora non ci siamo». La seconda parte, traccia in punta di piedi, la silhouette di quel Dio rivelatoci da Gesù di Nazaret e che i Vangeli e il Nuovo Testamento ci consegnano e sul quale vale ancora la pena scommettere. La terza parte vuole essere un «aiuto» personale a «ripartire» centrandosi sui tre «luoghi» in cui Gesù ha voluto abitare sino alla fine dei tempi: la Parola, l’eucaristia, i poveri. In questi tre «luoghi», ciascuno di noi, può cercare l’incontro e lasciarsi raggiungere da un Dio che consideriamo ancora lontano e invece è molto vicino a noi, perché è dentro di noi. E, se lo facciamo in tanti, iniziamo a cambiare quel volto di chiesa che non ci piace, perché sentiamo lontano da quella che Gesù ha voluto e fondato. Ne vale la pena? La mia esperienza di ascolto di tanta gente nel Consultorio familiare di cui sono stata responsabile per anni, di formazione umana e spirituale per giovani, adulti, famiglie, consacrati, di condivisione con la vita degli «esclusi», e negli ultimi anni di evangelizzazione a tempo pieno, mi dice di sì, mi ha convinto che è possibile scommettere ancora sull’annuncio di un Dio che è per l’uomo, per la sua felicità. Un pezzo di strada insieme attraverso queste pagine, caro lettore, dove potrai confrontare le tue ragioni di vita, di senso, di fede, e sentirti libero di accogliere i modesti suggerimenti che propongo per un percorso personale, sereno, alternativo, ma veramente evangelico alla scoperta del Dio sconosciuto. Proviamoci, allora. ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE L’annuncio della buona novella: a che punto siamo? 1 | Conversavano di tutto ciò che era accaduto… Partiamo dall’icona di Emmaus che ci farà da background per tutto il nostro itinerario. I due di Emmaus, Cleopa e, forse, sua moglie (che era sotto la croce di Gesù), oppure qualcun altro non identificato, se ne tornano a casa. Sappiamo che erano in due. Due di noi. Parlano, discutono a voce alta di ciò che era accaduto tre giorni prima: il loro Maestro, il loro leader carismatico che li aveva affascinati per circa tre anni è stato appeso a una croce, massimo supplizio che i romani riservavano ai malfattori. Sono delusi, i due discepoli, siamo delusi e vogliamo anche noi parlare come loro, di ciò che sta accadendo intorno a noi. Parliamo di quella «buona notizia» che sembra svanita nel nulla. Parliamo di evangelizzazione, termine che deriva da Vangelo (eu anghélion in greco). Come stanno andando le cose? Perché la fede sembra languire nelle nostre vite? Quali i passi avanti, quali le esperienze genuine dello Spirito che stanno ridando voce alla bella notizia? Che cosa è mancato, o che cosa non funziona ancora nella evangelizzazione della chiesa tanto che oggi la «missione» propria della chiesa (evangelizzare) è divenuta un «problema, un assillo, una preoccupazione»? Forse stiamo dimenticando che evangelizzare è una grazia che abbiamo ricevuto dal Risorto? Una grazia da far fruttificare condividendola? Può darsi. Parliamo da tempo di «nuova evangelizzazione». Termine coniato dal grande san Giovanni Paolo II a cavallo tra la fine degli anni Settanta (che coincidono con l’inizio del suo mandato) e l’apertura del decennio successivo. Un’evangelizzazione «nuova», non nei contenuti ma nei metodi. Dire «nuova evangelizzazione», significa, ricominciare con una nuova mentalità che corrisponda alle attese e ai bisogni di questa generazione. Perciò non parliamo di ri-evangelizzazione. Perché non basta ritoccare superficialmente l’opera evangelizzatrice, fare il maquillage, né migliorare i vari ambiti della pastorale. La NE, nell’ottica di san Giovanni Paolo II, doveva corrispondere a una strategia nuova che non solo investisse le persone e le realtà strutturali della chiesa, ma entrasse nelle diverse situazioni di vita. A Santo Domingo nel 1992, il papa parlò di un’evangelizzazione «nuova» nel fervore, nelle strutture, nelle espressioni e nei metodi. Nel fervore. Questo è un primo elemento di novità. Che significa? Innanzitutto che la NE vede come protagonisti tutti i battezzati, non solo preti e suore. E che il fervore non è altro che ciò che anticamente si chiamava lo zelo, cioè l’ardore dell’annuncio. E può ardere per Dio solo chi nell’amore ha incontrato per davvero nella sua vita il Signore e si è lasciato amare amandolo, divinizzandosi poco a poco e divinizzando gli altri, il mondo. Quindi fervore, sinonimo di santità. Tutti siamo chiamati a divenire santi (era il sinonimo di cristiano al tempo di Paolo) come lui è santo, per cui tutti siamo artefici della nuova evangelizzazione che ci abilita a questo. San Giovanni Paolo II ci ricordava nella Redemptoris missio che un’evangelizzazione nuova nel suo ardore è il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo e all’intera umanità. Oggi si richiede un’evangelizzazione che abbia l’ardore della pentecoste. La missione è un problema di fede (RM, 11). Nuova nelle strutture. Cioè un’evangelizzazione che si scolli dalle strutture tradizionali, per «inventarne delle nuove» come luoghi e forme di presenza per portare oggi la Parola di vita all’uomo contemporaneo. O per lo meno, che le stesse strutture si rendano «nuove» dall’interno (cosa più difficile). Tuttavia non si chiedeva di fare tabula rasa dell’esistente, ma della convivenza con altre strutture, più flessibili, mobili, che arrivassero lì dove si trovava l’uomo. Un’evangelizzazione nuova nelle espressioni. Espressioni che raggiungano tutti, con diversi linguaggi appropriati alla vita, alla cultura, alla storia delle persone. Per esempio c’è ancora da ripensare la reciprocità «evangelizzazione-promozione umana» attraverso nuove proposte culturali e traduzioni pratiche anche in ambito socio-politico: memori che la dottrina sociale della chiesa non solo è «un capitolo della teologia», ma anche uno «strumento di evangelizzazione» (Centesimus annus, 54s). Bisogna sapere «raccontare» il kerygma. E questo si potrà fare con nuove espressioni che consentano di evangelizzare la cultura e le nuove forme di cultura che stanno emergendo. Un esempio molto pratico è quello del linguaggio delle stesse formule religiose (per intenderci le preghiere comuni dei cristiani) alcune delle quali risultano «lontane» non solo dalla sensibilità moderna, ma anche dall’immagine del vero Dio di Gesù. Mi riferisco ad esempio al Padre nostro (non ci indurre in tentazione! Un Padre non induce in tentazione ma non ci abbandona nella tentazione), oppure l’atto di dolore (mi pento e mi dolgo dei miei peccati… perché ho meritato i tuoi castighi! Ma di quale Dio parliamo?) oppure ancora, quando ci rivolgiamo a Maria Vergine (a te ricorriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime… Che idea abbiamo della vita e del nostro starci dentro?). C’è tutto un vocabolario «liturgico» e non, che andrebbe aggiornato nelle sue espressioni. Pensate alla catechesi dei bambini con queste preghiere da far imparare a memoria… che cosa trasmettiamo loro? Oltre a sentire gli «echi» di molti catechisti riguardo a queste difficoltà, ho colto proprio nelle mie nipotine (alle prese con prima comunione e cresima) lo sgomento di imparare a memoria formule a loro lontane e la richiesta di chiarimenti su che cosa significassero le espressioni che ho appena citato. Naturalmente il discorso non vale solo per i ragazzi ma anche per gli adulti.







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Altre Informazioni

ISBN:

9788825034554

Condizione: Nuovo
Formato: PDF
Pagine Arabe: 225





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